MedioBacna - Archivio Storico Vincenzo Maranghi

Adolfo Tino

Nacque ad Avellino il 23 luglio 1900. All’età di 18 anni entrò nel Giornale d’Italia, diretto allora da Alberto Bergamini, divenendone brillante e intelligente redattore politico. Conobbe Benito Mussolini di cui raccolse stima e simpatia, secondo il ricordo di Riccardo Bacchelli, facendogli da tramite con Bergamini e il suo ambiente. Questo fino al delitto Matteotti che lo spinse all’antifascismo e ad abbandonare il giornalismo ufficiale. Tornò agli studi universitari laureandosi in legge a Napoli per intraprendere la carriera forense. Nel 1927 si trasferì a Milano nello studio dell’avvocato Mulassano.

Nel 1933, frequentando gli ambienti antifascisti e la casa di Raffaele Mattioli, conobbe Ugo La Malfa al quale si legò in un profondo rapporto di amicizia fraterna. Con lui scrisse nel 1942 un memorandum sulla situazione politica tradotto in messaggio degli antifascisti italiani; Enrico Cuccia si cucì il documento nella giacca, lo portò a Lisbona, essendovi ufficialmente comandato in missione dalla Banca Commerciale Italiana, e lo consegnò all’ambasciatore americano George Kennan. Questi lo inoltrò al conte Carlo Sforza che viveva esule negli Stati Uniti rappresentandovi gli antifascisti italiani. Sforza lo fece pubblicare sul New York Times del 28 giugno; il memorandum apparve in seguito anche sulla rivista della Mazzini Society di New York. Fu tra i fondatori del Partito d’Azione con Ugo La Malfa e scrisse alla fine del 1942, nella sua casa milanese, il primo numero de L’Italia Libera clandestina. Perseguitato dai nazisti e dai repubblichini di Salò, Tino fu costretto ad espatriare in Svizzera da dove seguì i Comitati di liberazione nazionale.

Con la fine del Partito d’Azione si ritirò dalla vita politica dedicandosi al lavoro professionale dove rappresentò uno dei più eminenti avvocati milanesi. Il suo studio, inizialmente in via Monti di Pietà, si trasferì nel palazzo di Mediobanca (con ingresso dal cortile a piano terreno) di cui fu il consulente legale e, dal 28 ottobre 1958, autorevole Presidente.

Scrisse Leo Valiani in ricordo dell’amico: “Mediobanca, ideata da Raffaele Mattioli ed Enrico Cuccia, organizzata e diretta da Cuccia, ma presieduta e consigliata da Adolfo Tino, sarà riconosciuta come uno degli organismi più efficienti e benemeriti dell’ammodernamento delle forze produttive del nostro paese”.

Adolfo Tino morì a Milano il 3 dicembre 1977. Nel 1978 Mediobanca decise di onorare la sua memoria pubblicando tutti gli scritti di Cesare Beccaria in una Edizione Nazionale composta da 16 volumi.

Fonti su Adolfo Tino:

Adolfo Tino;Testimonianze e scritti vari, a cura di alcuni amici; Milano 1978.

Arturo Colombo, L’itinerario politico di Adolfo Tino (dalle notti di via Bigli alle giornate dell’azionismo); Il Politico, 1998, n. 4.

Pietro Trimarchi, Adolfo Tino: ricordo di un amico; in “La cerchia milanese di Ugo La Malfa”, a cura di Corrado Scibilia, Rubbettino 2003.